Chirurgia della cataratta

Chirurgia della cataratta

Dopo che il medico ha posto diagnosi di cataratta la decisione di “se” e “quando” operare spetta per lo più al paziente.

Generalmente l’estrazione della cataratta viene decisa sulla base di una delle seguenti ragioni:
– per migliorare l’acuità visiva;
– per motivi medici.

L’acuità visiva è una percezione prettamente soggettiva: quella che per alcuni è un’acuità visiva intollerabile, per altri è sufficiente e ancora soddisfacente. Tutto dipende dal tipo di paziente, da quello che vuole o deve fare e non riesce più a svolgere a causa della cataratta, spesso anche dal grado di cultura.
Bisogna comunque ricordare che la cataratta non è l’unica patologia che causa una riduzione della acuità visiva e che essa va accertata escludendo altri disturbi che danno gli stessi sintomi ma che spesso non si risolvono altrettanto semplicemente né favorevolmente.

A volte l’intervento non è scelto dal paziente ma è quasi “imposto”  o comunque calorosamente suggerito dal medico, ad esempio nel caso di glaucoma insorto a causa della cataratta, o nel caso in cui esista la necessità di esaminare il fondo oculare ed eventualmente eseguire trattamenti laser sulla retina (come nella retinopatia diabetica o nel distacco di retina).

Ad alcuni pazienti affetti da miopia o ipermetropia elevata viene proposto dall’oculista come intervento di chirurgia refrattiva per la correzione del difetto visivo.
La tendenza attuale nelle cataratte è quella di proporre l’operazione al più presto possibile senza attendere che essa  diventi “matura” come si diceva un tempo. E’ possibile eseguire l’intervento su entrambi gli occhi a distanza di  qualche settimana, anche se abitualmente si preferisce aspettare che il primo occhio operato si sia stabilizzato (circa1 mese).

 

L’INTERVENTO PER LA CATARATTA

L’intervento per correggere la cataratta è un intervento di microchirurgia che richiede l’impiego di un microscopio operatorio per ingrandire i dettagli dell’occhio.
La tecnica per estrarre il cristallino opaco è detta facoemulsificazione.
E’ una metodica poco traumatica, offre risultati ottimi ed asporta il cristallino dopo averlo frantumato con gli ultrasuoni.  La facoemulsificazione, detta faco, è l’intervento più noto e più efficace al momento. Essa si esegue in anestesia locale e richiede 10-15 minuti per l’esecuzione.

 

Si esegue un piccolo taglio lungo 2.8 millimetri nella zona tra la cornea e la sclera (il bianco dell’occhio), si apre la capsula che avvolge il cristallino e si introduce il facoemulsificatore. Quest’ultimo è uno strumento dotato di una punta che vibra alla velocità di 40.000 volte al secondo circa generando degli ultrasuoni che determinano la frantumazione del cristallino catarattoso. Questa stessa punta poi aspira i pezzi frantumati e lascia vuota la capsula.

 

La fase successiva dell’intervento consiste nell’inserimento del cristallino artificiale sostitutivo detto IOL. Questo va posizionato proprio all’interno della capsula, si adagia in essa spiegando le sue anse e fissandosi in periferia con esse e rimane sospeso nell’occhio dietro all’iride e davanti al vitreo.
La lente sostitutiva da inserire nell’occhio viene decisa dal chirurgo prima dell’intervento; durante la prima visita viene eseguita la biometria oculare (IOL Master) e il chirurgo sceglie la lente in base a tale esame e all’anamnesi del paziente. Le IOL hanno vario potere refrattivo e quindi offrono un’ampia gamma di scelta.

 

 

 

Con le lenti di ultima generazione è possibile correggere contemporaneamente e simultaneamente la visione per lontano e per vicino (IOL multifocali).