Il cheratocono

Il cheratocono

La cornea è considerata il “vetrino dell’orologio” dell’occhio; immaginiamo quindi di considerare l’occhio come una macchina fotografica in cui le immagini entrano attraversando appunto il primo tessuto trasparente, la cornea, e si formano sulla retina, considerata la pellicola della “macchina fotografica” occhio.

Quando la cornea, tessuto che normalmente si presenta sferico in tutta la sua dimensione, subisce delle alterazioni, il più delle volte per ragioni ereditarie, l’immagine percepita risulta un’immagine pure deformata e questa deformazione viene chiamata “astigmatismo”.
Quando l’astigmatismo rimane regolare e non subisce cambiamenti nel tempo, si deve pensare ad un’anomalia congenita della cornea, che corretta con occhiali o lenti a contatto consente il più delle volte di poter tornare a vedere bene. Ma quando invece l’astigmatismo tende a modificarsi nel tempo, si deve sospettare che la patologia in atto sia un’altra, ossia un inizio di cheratocono.

Il cheratocono è quindi una deformazione della cornea che non rimane stabile nel tempo ma tende a produrre diffrazioni delle immagini ed astigmatismi sempre più irregolari. Oggi, grazie alle mappe corneali, siamo in condizione di poter analizzare fin dall’inizio queste alterazioni e quindi  capire se ci si trova di fronte ad un astigmatismo stabile o ad un vero e proprio cheratocono.

 

Come si può intuire dalla parola stessa, il cheratocono è una deformazione di una parte della cornea, che consiste nella protrusione di un vero e proprio cono.
La cornea, normalmente sferica, tende a cuneizzarsi, cioè a far uscire una specie di “cono” che protrude sempre di più verso l’esterno creando quindi più astigmatismo e deformando l’immagine sempre di più.
Questo è un processo molto lento nel tempo, talvolta dura anche anni e all’inizio non sempre si capisce che c’è di mezzo un cheratocono se non facendo mappe corneali. L’astigmatismo che ne risulta poi, all’inizio si corregge molto bene con semplici lenti da occhiale ma, quando anche con le lenti non si riesce più a dare un’immagine nitida, allora bisogna correre ai ripari.

Il cono continua a crescere, il malato vede sempre peggio e con gli occhiali non si riesce più a rendere nitida la visione . In questi casi, il passo successivo, può essere la lente a contatto rigida. E’ facile capire come la lente può agire, la lente tende infatti a bloccare l’escursione del cono, tende cioè a riposizionare il cono all’interno della cornea. Ma questo è solo un rimedio temporaneo.

Esiste una grande confusione al momento tra ciò che è la correzione del difetto astigmatico e la cura della malattia. Il fatto stesso di ricorrere ad occhiali o a lenti a contatto è una vera e propria “trappola” perché il malato è indotto a confondere il recupero della vista, ottenuto con questi mezzi, con la cura della malattia. Invece il cheratocono prosegue nel suo peggioramento anche sotto la lente a contatto o la lente dell’occhiale.

 

La patologia è ormai in atto. E’ a questo punto che le terapie diventano necessariamente chirurgiche. L’intervento base è sempre stato ed è ancora il trapianto della cornea. L’idea di avere una cornea cadaverica, la lunghezza del recupero, la possibilità di un rigetto e i forti astigmatismi che ne derivano, impediscono spesso al malato di ricorrere a questa soluzione nei tempi dovuti e si assiste sempre più ad un peggioramento della patologia fino a limiti impossibili.
I trattamenti per la cura e di conseguenza per la correzione del cheratocono sono: cross-linking e Intacs.